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Il virtual design al servizio del marketing di prodotto

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Quando sentiamo parlare di 3d subito pensiamo alla riproduzione in tre dimensioni di oggetti e ambienti: spazi abitativi, gadget di ogni tipo, pasta, santini e gli immancabili Umarell da scrivania, protagonisti di una recente parabola di business che ha saputo coniugare virtual design e mercato, in modo davvero originale.
Sono tantissime le derive prodotte attraverso questa tecnologia: virtual design, realtà immersive visibili solo con l’ausilio di particolari visori, scanner 3d per riprodurre modelli fedeli di oggetti, luoghi o persone.

Quello che molti non sanno, è che alla base di tutte queste lavorazioni c’è il medesimo processo; si parte da un modello sviluppato da un file CAD / 2d, per arrivare a un solido modellato in 3 dimensioni. Suona nerd, vero?
Per farla semplice, a partire da un progetto bidimensionale possiamo riprodurre qualcosa di reale, attraverso la tecnologia virtuale.
Che siano oggetti in tre dimensioni oppure immagini, il principio è sempre quello di riprodurre qualcosa che potrebbe esistere solo in potenza.

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La parola render significa “resa grafica di un’immagine a partire da un modello matematico”. Con l’espressione rendering fotorealistico (o render in gergo) si intende un’immagine elaborata a partire dalla modellazione di uno o più solidi, che se mappati, illuminati e inquadrati in un certo modo, restituiscono quella che chiamiamo immagine fotorealistica.
Quindi, mentre la fotografia è la riproduzione di qualcosa che esiste, il render ha lo scopo di riprodurre, illustrare un’idea, con tutti i vantaggi che questo comporta.

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Le applicazioni

Oggi questo strumento è finalizzato a numerosi scopi comunicativi: illustrazione dei prodotti sui cataloghi, video tutorial, animazione ecc.
Alla base di un’immagine 3D fotorealistica, c’è una progettazione e uno studio attento sulla modellazione degli elementi che la compongono: gli ambienti, gli arredi, l’oggettistica, i materiali, le luci. Nulla viene lasciato al caso e tutto fa parte di un disegno complessivo, che nel suo insieme ci permette di arrivare a un livello di fotorealismo tale, da non riuscire più a distinguere la differenza tra un render e una fotografia.
È chiaro che una bella fotografia non potrà mai essere eguagliata da un render, se pur di ottima qualità, ma sopratutto in ambito commerciale, il 3d presenta una serie di ottimi vantaggi a livello di tempo e risorse economiche (nella presentazione di progetti architettonici, per aziende che si occupano di prodotti per l’arredo, illuminazione, mobilifici e tanti altri).

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I vantaggi

La scelta del render, a discapito della fotografia, ci permette di produrre virtualmente tanti set fotografici quante sono le ambientazioni da realizzare, ma sopratutto ci dà la possibilità di rappresentare un prodotto, ad esempio un mobile, ancor prima che questo sia stato realizzato.
Potendo rinunciare, quindi, alla pre produzione dell’oggetto da illustrare e alla complessità della realizzazione di un set fotografico, non sarà più necessario affrontare dispendiosi processi logistici di montaggio e smontaggio dei set e dei prodotti stessi.
E per i dubbiosi che non sanno se affidarsi alla fotografia o al 3d per raccontare il proprio prodotto, basterà sapere che un render non potrà dare le stesse emozioni di una bella foto, ma a livello di precisione e tecnicità, sarà persino in grado di superarla. Occorre un lavoro di progettazione, modellazione, competenza in materia di fotografia e una conoscenza della luce, per poter controllare la resa finale e raggiungere un livello di qualità tale, che nemmeno un Umarell attento potrebbe contestare.

Vi abbiamo convinto? È tutto reale!

Silvia Locci

Web analyst & account manager, nerd attitude, wine lover.

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